La “sagra” è morta

Estate, tempo di happening più o meno “politically correct”, grandi uscite, grandi mangiate… cosa resta? Vicoletti sporcati da bicchieri di plastica buttati qua e là, piatti sporchi del sugo dell’immancabile fusillo al ragù di castrato, posate di finto legno “riciclato” come prova dell’avvenuta consumazione di pasti senza anima… senza anima… come queste manifestazioni che hanno l’unico scopo di racimolare qualcosa… Sagre come segnale di svendita di un territorio che non vede l’ora di essere svenduto, anzi ne è persino felice!!

Sagre, l’occasione per invitare questo o quel giornalista che viene dalla città e che, chissà mai, ci può aiutare a vendere (svendere) l’ennesimo prodotto pensato proprio per fare solo un po’ di soldi, senza nessun intento di valorizzazione o di recupero di una tradizione o di una storia…
Sagre, il marcare il territorio come un cane che fa la pipì e che si appropria di uno spazio, la bandierina messa lì credendo di essere un novello Emilio Fede…
Sagre: tristezza infinita riproposta ogni anno con la stessa faccia tosta dell’anno prima…

A Celle di Bulgheria stiamo provando a uscire dagli schemi: la “sagra” qui non esiste, la Cillisi non è una sagra o, perlomeno, prova a non esserlo…
Il 16 agosto rifletteremo sulla situazione attuale di un Ci-lento smarrito, di una terra confusa perchè non abituata ai riflettori…

Ci accompagneranno in questo momento di pausa alcuni personaggi particolari del nostro territorio e i temi trattati serviranno da pungolo per fermarsi e cercare di capire se ci sono strade che si possono imboccare, se ci sono strade che hanno un cuore…

Edmondo Soffritti ci parlerà delle nuove frontiere dell’agricoltura organica rigenerativa, ci spiegherà che è tempo di dire addio ai prodotti chimici, a quanto è pericoloso l’uso del glifosato e di cosa bisogna fare per ristabilire un contatto “sano” con la madre terra… Emilio Conti ci aprirà le porte sulle tematiche relative all’olivicoltura, al prezioso oro giallo che in Ci-lento potrebbe essere veramente la svolta di un territorio… Mario Notaroberto più volte denominato “il brigante” che è tutto meno che un brigante, è un imprenditore tenace, lucido, consapevole delle proprie possibilità, un imprenditore che ha mostrato con i fatti come si costruisce un’azienda che produce ricchezza… Marco Colasanto, giovane agronomo che con Alessandro Scassellati (che cognome impegnativo e quanta nostalgia!!) prova a realizzare reti di impresa in Cilento…

 

E poi ci sono loro: le memorie storiche di Celle di Bulgheria: zì Palmira, zì Saverio e tanti altri “zì”… un manipolo di giovani: Davide Marotta, Piergianni Guida, Gianluigi Guida e una comunità che prova ad alzare la testa, fiera delle sue origini… questo vogliamo fare: ri-affermare la nostra identità, valorizzare le nostre risorse, uscire dallo scontato e dalla mediocrità ma senza alzare il ditino a mò di professori… lo vogliamo fare con umiltà, con discrezione ma con fierezza, con l’orgoglio di un senso di appartenenza che ci accomuna e che ci rende forti… chi viene alla Cillisi deve sapere che viene a vivere un’esperienza irripetibile, viene a conoscere un pezzo di Ci-lento che non svende la propria identità e la propria storia… vogliamo condividere non svenderci… chi vuole comprare si accomodi altrove.

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2 pensieri su “La “sagra” è morta

  1. Bellissima iniziativa, il messaggio lanciato è emblematico e mi/Vi auguro che serva a spaccare questo mondo cementificato su se stesso. Unica tegola, sembra di assistere ad una setta, una elite una selezione di soli illuminati.
    Sbaglio?
    in questo avvilito e disastrato Cilento, esistono tantissime altre realtà che non (S)vendono il territorio così facilmente come si crede, bisogna snidarlo,coinvolgerlo e sopratutto apprezzarlo.
    Buon lavoro a tutti, nessuno escluso.
    Luigi Busiello

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    • Caro Luigi. prima di tutto grazie per il commento, vorrei aggiungere che ancora una volta, in seguito al mio articolo, ho letto critiche strumentali di persone che guardano il dito e non la luna. Dobbiamo intenderci: io credo che per essere efficaci e produttivi bisogna innanzitutto uscire dalla certezza che si è detentori di verità assolute, in secondo luogo (e qui diventa un po’ più difficile) bisogna cercare alleanze con soggetti che abbiano serietà, competenza e voglia di lavorare. Chiedo troppo? Può essere ma questo è, secondo il mio modestissimo parere, il minimo sindacale. A presto, un abbraccio.

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