Cilentanità

Il Cilento questo sconosciuto, sovente confuso col Salento, il parente povero della costiera amalfitana, territorio ai margini, più Lucania che Campania… quante ne abbiamo sentite e quante ne sentiamo…

Oggi il Cilento è diventato un brand vincente, fioccano gli outlet Cilento (in territorio di Eboli)… il Caseificio “La Cilentana” (località Serretelle, sempre in agro di Eboli)… i ristoranti tipici cilentani ubicati in posizioni discutibili e improbabili… insomma: il Cilento finalmente sugli scudi con un bel po’ di confusione da regolamentare…

Il Cilento in realtà è terra meravigliosa e unica, con le sue risorse storiche: basti pensare alle rovine di Paestum e di Elea (per non parlare dei siti “minori” come Roccagloriosa, Civitella, Molpa…)… con le sue eccellenze ambientali: il promontorio di Palinuro e le sue grotte, le spiagge bellissime e rinomatissime di Camerota (Pozzallo, Infreschi)… le oasi di pace come il fiume Calore e le gole dell’Oasi di Remolino, l’inghiottitoio della Grava di Vesalo… i suoi tanti prodotti della tradizione rurale e i presidi Slow Food come le alici di menaica (poche le imbarcazioni rimaste a Pisciotta per quest’antica pesca), i ceci di Cicerale (con Giovanna Voria e l’agriturismo Corbella a fare da alfiere)… i fagioli di Controne (Michele Ferrante, un antesignano in questo settore)… la soppressata di Gioi (Raffaello Palladino e Marco Infante)… il cacioricotta di capra (Silvia Chirico e il suo caseificio)… il recentissimo Maracuoccio di Lentiscosa e il fagiolo di Casalbuono, per non parlare dell’oliva Salella ammaccata… insomma, un territorio vasto, variegato e ricco…

Il Consorzio Cilento di Qualità, sodalizio creato tra i Comuni di Centola, Camerota e Pisciotta ha dato vita ad un progetto di ri-scoperta del territorio cilentano e delle sue specificità: il progetto non poteva non chiamarsi che Cilentanità…

Dietro questa sigla l’orgoglio dell’appartenenza, il riappropriarsi di una realtà intrisa di storia e di tradizioni uniche, la consapevolezza di non conoscere a sufficienza tutte le sfaccettature di un territorio affascinante e, nella maggior parte dei casi, sottovalutato nelle sue potenzialità ambientali, storiche, culturali e antropologiche.

Cilentanità… sei tappe “conoscitive” battendo il Cilento in lungo e in largo, rappresentanti di una sessantina di strutture turistiche che hanno capito di avere a disposizione un pacchetto incredibile di opportunità da mettere a disposizione dei loro clienti e dei vari settori di interesse che girano attorno all’affascinante mondo del viaggio, del turismo, della conoscenza…

Sessanta scout, sessanta personaggi entusiasti, curiosi, fieri del loro essere “cilentani”… un territorio ove nascono iniziative imprenditoriali che stanno dando un volto nuovo al tessuto produttivo del Cilento: basti pensare alle innumerevoli aziende vitivinicole di grande qualità che sono sorte nell’ultimo decennio… Maffini, De Conciliis, Rotolo, Albamarina, San Salvatore, Barone, San Giovanni, Donna Clara, Tenuta Mainardi, Tenuta Macellaro solo per citarne alcuni… la neonata Associazione Terre dell’Aglianicone che punta al recupero di questo vitigno autoctono e tutti i movimenti di valorizzazione di una attività in grande evoluzione ed espansione…

Voglio intenzionalmente rimandare un cenno sulla ristorazione di qualità del Cilento ma anche questo è un settore che possiamo giocarci in maniera esemplare grazie alla presenza di grandi professionisti e di gastronauti orgogliosi di poter gestire materie prime uniche e speciali…

Grazie per il momento al Consorzio Cilento di Qualità per questa iniziativa e, consentitemi, un grazie particolare a Pietro Cerullo, Mimmo Caiazzo, Andrea Bifulco, Alfredo Capurso, Pier Luigi Troccoli, Carmelo Stanziola e Carmen Caiazzo…

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Un pensiero su “Cilentanità

  1. E’ vero: il Cilento a volte viene confuso con il Salento. Ma la cosa che più mi sorprende è che il nome Cilento – al solo pronunziarlo – faceva battere il cuore – almeno nel passato – non già ad un cilentano, come si potrebbe pensare, ma ad un cittadino pugliese, e credo proprio del Salento. Mi riferisco a quel Cosimo de Giorgi, illustre studioso e viaggiatore che l’aveva percorso in lungo e in largo verso la fine dell’800. Il suo reportage è contenuto – com’è noto – in un libro molto importante “Viaggio nel Cilento” (pubblicato da Galzerano Editore) la cui lettura stimola a fare molte interessanti riflessioni su come eravamo e su come siamo diventati, con particolare riferimento alla nostra identità culturale, paesaggistica ed enogastronomica. E il risultato è sotto gli occhi di tutti, tant’è che oggi succede che alcune realtà commerciali (da te giustamente nominate), non ubicate sul nostro territorio e sotto certi aspetti non legate alla storia del Cilento, si approprino di questa identità diventata finalmente un “brand vincente”. E allora ben vengano sodalizi tra i comuni cilentani come il “Consorzio Cilento di Qualità”, proprio per affermare “l’orgoglio dell’appartenenza”, ossia la “Cilentanità”.

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