Perchè un blog sulle radici del Cilento?

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Il tipo di approccio che vogliamo privilegiare con questo blog è quello della ricerca delle tradizioni cilentane per portarle ad essere conosciute altrove. Non è una rivisitazione nostalgica di quello che fu ma una riflessione su quello che si potrebbe costruire partendo dalla nostra storia. Il mondo rurale cilentano è in un momento di grande cambiamento. Si è capito che le tradizioni da sole non possono reggere il confronto con un mercato che si è evoluto e che richiede un forte impegno nella ricerca della qualità e della difesa del territorio. L’economia legata al mondo rurale nel Cilento vede sempre più spesso penalizzati coloro che non hanno saputo innovare le proprie produzioni anche per mancanza di una sensibilità precisa nella ricerca del miglioramento dei propri prodotti. Le colture tradizionali più diffuse sono quelle dell’olivicoltura, della fichicoltura, delle ortive… pochi hanno capito che è ora di rivolgersi ai mercati con un approccio innovativo che sia rispettoso sì delle tradizioni ma che sia capace di andare oltre l’aspetto prettamente localistico legato al folklore e ai sentimentalismi. Il Cilento può giocare un ruolo di primo piano in determinati ambiti e circuiti ma bisogna uscire dal clichè del contadino che coltiva il proprio orticello come si faceva 50 anni fa, senza cercare alleanze/collaborazioni tra coloro che hanno in comune l’interesse per il rurale. Nonostante i dibattiti che si sono accesi negli ultimi tempi grazie alla diffusione dei social networks la situazione è rimasta pressochè immutata in questa parte del meridione d’Italia: c’è un gran parlare, un gran dibattere, molta agitazione ma, alla fine, le campagne restano spopolate e l’accesso alla terra molto complicato. Il Cilento è oggi un’area a bassissima densità demografica in cui vige un’economia di autoconsumo e in cui abbiamo un sistema produttivo che presenta caratteristiche di scarsa evoluzione, mancanza di innovazione e scarse e lontane prospettive di crescita. Il turismo delle seconde e terze case ha dato il colpo di grazia a un territorio già in forte crisi da un punto di vista occupazionale e di reddito e, come dicevamo, il settore agricolo rappresenta oggi forse l’unica possibilità di crescita a patto che si prenda coscienza della necessità di mettere in campo misure che puntino ad arginare il declino delle attività rurali e lo spopolamento del territorio. La nuova sfida si gioca soprattutto sul terreno del posizionamento, sulla capacità di rompere i vincoli delle marginalità vecchie e nuove e di allargare e rafforzare la base produttiva e socio-demografica del territorio. In questo blog cercheremo di dar voce a tutti coloro che stanno lavorando per costruire un prodotto di eccellenza, a tutti coloro che pensano che si possano, assieme, raggiungere livelli qualitativi in grado di posizionarci sul mercato, sia esso territoriale che extra territoriale. A tutti coloro che non hanno visibilità perchè non hanno la forza e nemmeno il tempo di dedicarsi ad attività di comunicazione e di marketing, a tutti coloro che difendono la cultura e la tradizione del nostro territorio.

Cilentanità

Il Cilento questo sconosciuto, sovente confuso col Salento, il parente povero della costiera amalfitana, territorio ai margini, più Lucania che Campania… quante ne abbiamo sentite e quante ne sentiamo…

Oggi il Cilento è diventato un brand vincente, fioccano gli outlet Cilento (in territorio di Eboli)… il Caseificio “La Cilentana” (località Serretelle, sempre in agro di Eboli)… i ristoranti tipici cilentani ubicati in posizioni discutibili e improbabili… insomma: il Cilento finalmente sugli scudi con un bel po’ di confusione da regolamentare…

Il Cilento in realtà è terra meravigliosa e unica, con le sue risorse storiche: basti pensare alle rovine di Paestum e di Elea (per non parlare dei siti “minori” come Roccagloriosa, Civitella, Molpa…)… con le sue eccellenze ambientali: il promontorio di Palinuro e le sue grotte, le spiagge bellissime e rinomatissime di Camerota (Pozzallo, Infreschi)… le oasi di pace come il fiume Calore e le gole dell’Oasi di Remolino, l’inghiottitoio della Grava di Vesalo… i suoi tanti prodotti della tradizione rurale e i presidi Slow Food come le alici di menaica (poche le imbarcazioni rimaste a Pisciotta per quest’antica pesca), i ceci di Cicerale (con Giovanna Voria e l’agriturismo Corbella a fare da alfiere)… i fagioli di Controne (Michele Ferrante, un antesignano in questo settore)… la soppressata di Gioi (Raffaello Palladino e Marco Infante)… il cacioricotta di capra (Silvia Chirico e il suo caseificio)… il recentissimo Maracuoccio di Lentiscosa e il fagiolo di Casalbuono, per non parlare dell’oliva Salella ammaccata… insomma, un territorio vasto, variegato e ricco…

Il Consorzio Cilento di Qualità, sodalizio creato tra i Comuni di Centola, Camerota e Pisciotta ha dato vita ad un progetto di ri-scoperta del territorio cilentano e delle sue specificità: il progetto non poteva non chiamarsi che Cilentanità…

Dietro questa sigla l’orgoglio dell’appartenenza, il riappropriarsi di una realtà intrisa di storia e di tradizioni uniche, la consapevolezza di non conoscere a sufficienza tutte le sfaccettature di un territorio affascinante e, nella maggior parte dei casi, sottovalutato nelle sue potenzialità ambientali, storiche, culturali e antropologiche.

Cilentanità… sei tappe “conoscitive” battendo il Cilento in lungo e in largo, rappresentanti di una sessantina di strutture turistiche che hanno capito di avere a disposizione un pacchetto incredibile di opportunità da mettere a disposizione dei loro clienti e dei vari settori di interesse che girano attorno all’affascinante mondo del viaggio, del turismo, della conoscenza…

Sessanta scout, sessanta personaggi entusiasti, curiosi, fieri del loro essere “cilentani”… un territorio ove nascono iniziative imprenditoriali che stanno dando un volto nuovo al tessuto produttivo del Cilento: basti pensare alle innumerevoli aziende vitivinicole di grande qualità che sono sorte nell’ultimo decennio… Maffini, De Conciliis, Rotolo, Albamarina, San Salvatore, Barone, San Giovanni, Donna Clara, Tenuta Mainardi, Tenuta Macellaro solo per citarne alcuni… la neonata Associazione Terre dell’Aglianicone che punta al recupero di questo vitigno autoctono e tutti i movimenti di valorizzazione di una attività in grande evoluzione ed espansione…

Voglio intenzionalmente rimandare un cenno sulla ristorazione di qualità del Cilento ma anche questo è un settore che possiamo giocarci in maniera esemplare grazie alla presenza di grandi professionisti e di gastronauti orgogliosi di poter gestire materie prime uniche e speciali…

Grazie per il momento al Consorzio Cilento di Qualità per questa iniziativa e, consentitemi, un grazie particolare a Pietro Cerullo, Mimmo Caiazzo, Andrea Bifulco, Alfredo Capurso, Pier Luigi Troccoli, Carmelo Stanziola e Carmen Caiazzo…

Ustaria Rosella

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Ho cominciato a frequentare il basso Cilento nel 2013, al mio ritorno dal Brasile. Avevo degli amici di vecchia data in quella zona e anche amici recenti acquisiti grazie alla frequentazione dei social… un vecchio amico è Antonio Pellegrino. Ci siamo conosciuti in occasione di un corso di formazione che si era tenuto presso la Fondazione Alario nel 2005. Il corso si chiamava “Guide d’esperienza” e aveva il fine di formare 15 operatori del territorio che potessero fare da apripista a quei turisti intenzionati a conoscere l’essenza più vera del nostro territorio, guidarli appunto in tour “esperienziali”.

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Già allora mi aveva incuriosito perchè parlava di un non meglio identificato “Palio del Grano” che stava nascendo in un non meglio identificato (per me ovviamente) paesino chiamato Caselle in Pittari… Descriveva questa iniziativa con molta enfasi e si capiva che doveva essere una cosa che lo appassionava molto… pensavo a quelle cose che nascono e che durano una stagione, finendo ineluttabilmente nel dimenticatoio dove vanno a fare compagnia alle tante cose iniziate e mai finite di questo territorio.

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Ovviamente mi sbagliavo, il Palio del Grano è andato assumendo, anno per anno, un’importanza sempre maggiore e ha reso possibile la formazione di un gruppo di giovani molto attivi nella zona di Caselle in Pittari/Morigerati… Questo evento è diventato una kermesse irrinunciabile per tutti coloro che hanno a cuore la qualità del cibo e il recupero delle tradizioni. Si è creata una vera e propria rete di “cumpari” che si scambiano esperienze e materie prime come le sementi antiche dei grani, la “cumparete” abbraccia un territorio vastissimo che si dirama verso la parte alta della provincia di Salerno e verso il Vallo di Diano, passando per la Valle di Pruno dove Angelo Avagliano con la sua calma bonaria dispensa preziosi consigli e suggerimenti impagabili.

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Tra i tanti giovani che hanno contribuito a rendere importante questo progetto c’è anche Giuseppe Rivello meglio conosciuto come Jepis… un appassionato di tecnologie digitali e un competente conoscitore di tecniche di comunicazione e marketing. Non voglio dimenticare Antonio Torre, altro pilastro fondamentale di tutte le iniziative nate in seno al gruppo Terra di Resilienza (così si chiama la cooperativa che si occupa di agricoltura sociale ed ecoturismo).

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Ustaria Rosella è un progetto che nasce da un’idea di Antonio Pellegrino, Jepis, Antonella Pellegrino e Giovanni Cammarano. Quest’ultimo è il titolare dell’Azienda Cellito, produttore di salumi di alta qualità nel rispetto delle tradizioni locali. I prodotti principali di questa azienda sono quelli tipici della nostra tradizione: la salsiccia dolce, quella piccante, la soppressata, il capocollo, la pancetta.

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Ebbene questi tre signori hanno chiamato uno scenografo (si avete capito bene) il cui nome è Alessandro Calabrese e gli hanno chiesto di pensare all’arredamento di una location nella piazza di Sicilì, una sala bellissima dove spunta un albero stilizzato con i “frutti” che pendono dai rami… i frutti di una passione mai sopita alimentata costantemente dall’entusiasmo e dalla voglia di fare.

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Alla regia, giù in cucina, nei pressi del forno altri personaggi incredibil: Maria Pellegrino, già conosciuta per i suoi “graffaiuoli” e il Panificio Artigianale “San Nicola” di Sicilì… e poi Francesco Pellegrino e Pino Lioni …

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La novità è che in questo locale trovate esclusivamente prodotti del territorio e non solo… c’è una continua ricerca di innovazione nell’utilizzo di queste risorse… mi ha impressionato assaggiare la “nutella agricola” (sic!) venuta fuori proprio dalle continue ricerche che questi signori mettono in atto quotidianamente.

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Non mi metterò qui a decantare i piatti che sono arrivati al mio tavolo perchè sarebbe un esercizio ozioso e complicato… preferisco che ci andiate di persona, che possiate chiacchierare con questi signori e percepire, come ho fatto io, quanto entusiasmo hanno messo in questa nuova ennesima avventura… Ad maiora!!!

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Giovanna Voria e Davide Mea

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Un incontro fortunato, per il Cilento e per tutti coloro che hanno partecipato alla cena presso La Taverna del Mozzo a Marina di Camerota.
Il locale rinnovato ha ospitato un evento di grande fascino, foriero di altre iniziative che lasciano ben sperare per il nostro territorio.

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Al centro dell’attenzione la cucina “povera” del Cilento fatta di erbe spontanee, di legumi (i ceci di Cicerale e i ceci neri di Corbella) di suggestioni (il maracuoccio di Lentiscosa) e di pesce del nostro mare (i totani e le triglie di Licosa)…

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Il tutto accompagnato dalle ricottine alle erbe aromatiche di Silvia Chirico (dell’omonimo caseificio) e i vini di due aziende emergenti ma già molto solide: Tenuta Macellaro con Ripaudo e Azienda Cobellis con Thumos e Crai.

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Una cena quindi speciale e particolare dove sia gli attori in cucina, sia gli attori presenti in sala recitavano il medesimo copione: amore e passione per il Cilento e i suoi prodotti.

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Tante volte abbiamo pensato che per promuovere il nostro territorio era necessario uscire dai confini del medesimo, tante volte abbiamo sognato di suscitare l’attenzione dei mercati lontani, tante volte abbiamo tentato di affidarci a iniziative di marketing che ci portassero non so dove e, molto probabilmente, abbiamo perso di vista alcune cose importanti e fondamentali, come la promozione nel nostro ambito territoriale.

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Quanti possono dire di aver provato la maracucciata o i ceci di Cicerale? Quanti possono affermare di conoscere i vini del nostro territorio considerata la ricchezza dell’offerta odierna? Quanti sono in grado di sapere quanto sia importante che l’economia locale venga sostenuta dal fatto che si privilegino le aziende del territorio?

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Siamo abituati a correre al supermercato a comprare prodotti a buon mercato di dubbia provenienza e di dubbia qualità, ci piace che si parli del Cilento come “patria della Dieta Mediterranea” e sbandieriamo ai quattro venti il fatto che Ancel Keys abbia vissuto così a lungo nel Cilento ma, alla prova dei fatti, dimostriamo di non essere interessati più di tanto alle proprietà salutistiche di questo stile di vita.

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Andiamo a “promuovere” il Cilento in altri territori e non ci preoccupiamo di farlo conoscere ai cilentani, questa è la verità… anzi, lo era fino a ieri sera… Giovanna Voria, Davide Mea, il Caseificio Chirico, Tenuta Macellaro e l’Azienda Cobellis ci raccontano, finalmente, un’altra storia… da ieri sera…

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Davide Mea e il Cilento

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Un ragazzo, un appassionato cultore della cucina marinara cilentana, un amico dei pescatori di Camerota, uno che va a fare la spesa nelle loro pescherie e viene accolto come persona speciale perchè si è meritato il posto di persona speciale. E’ colui che è capace di “inventare” qualcosa di “speciale” partendo da un semplice cefalo, da una manciata di alici, da un cuoppo di calamari…

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Una persona del popolo, uno di noi, uno che conosce tutti ed è conosciuto da tutti, cresciuto nelle cucine del ristorante paterno: Il Vecchio Frantoio di Camerota… Uno che ha amato da subito il profumo di quelle cucine dove ha imparato i rudimenti del mestiere… uno che a un certo momento ha sentito l’esigenza di andare a fare un’esperienza a Londra… ha voluto capire che cosa c’era oltre i confini del suo territorio, cosa poteva imparare andando a incontrare persone nuove, culture nuove, linguaggi sconosciuti…

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Lo ha fatto e lì ha capito che voleva tornare e vivere nella terra che lo aveva visto crescere, il Cilento tanto vituperato e sovente maltrattato… ha iniziato la “sua” avventura e ha messo su il “suo” locale…

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L’offerta di Davide e della Taverna del Mozzo è una sfida al territorio, alle cose fatte perchè si devono fare, ai piatti conosciuti triti e ritriti, riproposti ogni volta stancamente, gli inni all’omologazione e alla frittura di “gamberi e calamari” oppure all’ennesimo “spaghetto alle vongole”…

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C’è passione, c’è inventiva, c’è curiosità, c’è innovazione, c’è istinto entusiasmante, c’è la ricerca costante e appassionante di ingredienti nuovi, di qualità… anche non necessariamente nostrani ma sempre di grande qualità… vogliamo parlare del Baccalà selezione Giraldo???

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C’è l’occhio di riguardo ai vini del territorio, ci sono le cantine più importanti del nostro Cilento, il giusto abbinamento tra il piatto e il bicchiere…

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Davide Mea e La Taverna del Mozzo merita una visita, andate a vedere che succede in quel localino dai colori del mare, sedetevi e lasciatevi sedurre, lasciatevi condurre attraverso un viaggio sorprendente e godereccio… si, proprio così… godereccio… ogni piatto sarà una scoperta e una rivelazione che vi verranno propinati dalla passione e dall’inventiva di questo personaggio amante del buono e del bello.

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Futos: 12 e 13 novembre 2016

 

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Futani, 12 e 13 novembre 2016: festa della castagna. Nell’imminenza di questo evento si confrontano in una chiacchierata sulle condizioni sociali ed economiche del nostro territorio Mario Notaroberto, imprenditore cilentano originario di Castinatelli, frazione di Futani,  che vive in Lussemburgo dal lontano 1984 anche se, in effetti, non se n’è mai andato. Mario ama il territorio in maniera viscerale e totale, come è nel suo carattere sanguigno e autentico… e Marco Cuda, presidente della Pro Loco di Futani, animatore del territorio, appassionato della cultura cilentana e grande aggregatore di risorse e personaggi della sua comunità…

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La Festa della Castagna di quest’anno sarà, per forza di cose, un evento un poco dimesso nella forma e nella sostanza a causa delle difficoltà del settore dovute alla presenza di questo imenottero: il cinipide galligeno.

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Il cinipide galligeno del castagno, Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, è un piccolo imenottero considerato uno degli insetti più dannosi per il castagno.
La specie molto diffusa in Asia e negli Stati Uniti, è stata ritrovata per la prima volta in Piemonte, in provincia di Cuneo, nel 2002. Danni, oltre che in Piemonte, sono stati rilevati nel Lazio e la presenza di questo imenottero è stata segnalata nel mese di Aprile del 2008 anche in Campania, provincia di Avellino e Salerno.
I danni che compie l’insetto sono molto evidenti: provoca la formazione di galle, cioè ingrossamenti di varie forme e dimensioni, a carico di gemme, foglie e amenti del castagno. Un forte attacco di quest’insetto può determinare un consistente calo della produzione, una riduzione dello sviluppo vegetativo e un forte deperimento delle piante colpite.

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Da queste galle nel mese di giugno e luglio fuoriescono le femmine alate che vanno a depositare le uova nelle gemme presenti. Dalle uova fuoriescono le larve che si sviluppano molto lentamente, sempre all’interno delle gemme, senza che queste presentino sintomi esterni della infestazione.
Nella primavera successiva, alla ripresa vegetativa, si ha un rapido sviluppo delle larve che determina la formazione di caratteristiche galle, prima verdastri e poi tendenti al rosso. Le larve stesse spesso determinano un arresto dello sviluppo delle gemme, da cui si sviluppano foglie di dimensioni ridotte.

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La diffusione di questo insetto ha inciso fortemente sulla produzione castanicola del Cilento e ha determinato una perdita in termini reddituali consistente nelle zone di produzione.

La kermesse dedicata a questa risorsa diventa, per forza di cose, occasione di riflessione sulle potenzialità di alcune risorse territoriali e dell’incidenza di determinati fattori nell’andare a condizionare le aspettative economiche di tanti operatori della filiera.

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Quest’anno si parla addirittura di una diminuzione del 90% del prodotto rispetto agli anni precedenti, un calo spaventoso sul quale va puntata l’attenzione di tutte le componenti della comunità: un dato che deve preoccupare gli imprenditori, gli amministratori, i politici, gli operatori culturali e il mondo dei giovani…

I giovani, è questo il focus del confronto tra Mario Notaroberto e Marco Cuda: il dibattito si snoda sulle tematiche relative all’elaborazione di strategie che possano riportare i giovani a riconsiderare l’humus culturale e strategico di un territorio che vede nascere attorno ad esso un interesse mai riscontrato prima.

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Il Cilento come terra di confine ma anche come territorio in cui sono state conservate le consuetudini tipiche del mondo rurale e contadino, un territorio in grado di reggere l’impatto negativo di eventi come questo del cinipide per attrezzarsi e ripartire utilizzando le risorse di un mondo troppo presto dato per finito e spacciato.

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In Cilento settori del mondo rurale una volta ritenuti marginali stanno prendendo corpo e stanno diventando il riferimento di un’economia che vede sempre più la risorsa “territorio” al centro della questione.

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Futos come Pro Loco di Futani e Futos come etichetta del nuovo Aglianico targato Albamarina… Collocazione ideale di un prodotto intimamente legato al territorio di appartenenza…

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Vi diamo appuntamento alla Festa della Castagna, 12 e 13 novembre a Futani… su queste pagine un ampio resoconto della kermesse e riflessioni raccolte sul campo…

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Un cilentano e i suoi vini: Albamarina

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Mario Notaroberto parte per il Lussemburgo nel lontano 1984. Non un passaggio semplice perchè il nostro rimane sempre molto legato alla propria terra e agli affetti della famiglia d’origine. Nonostante questo si butta con molta generosità in un’avventura che lo porterà ad affermarsi rapidamente nel settore della ristorazione. In città, in breve tempo, il suo ristorante “Il Notaro” diviene la meta dell’elite e della borghesia lussemburghese… i sapori mediterranei e l’alta qualità dei prodotti importati direttamente dal Cilento decretano il successo di un investimento mirato e ben pianificato. Il nome del ristorante scala in pochissimo tempo le classifiche delle riviste di settore e diviene “il miglior ristorante italiano” in Lussemburgo.

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La squadra dei collaboratori viene soprattutto dal Sud e dal Cilento, lo chef é un simpaticissimo toscano con un nome importante: Sandro Mazzola… e come il suo omologo e più famoso personaggio è un fuoriclasse nel proprio settore, un vero mago dei fornelli. L’avventura è accompagnata dalla presenza costante e amorevole di sua moglie Marina… in breve tempo i due rampolli di famiglia crescono e diventano essi stessi due colonne portanti del progetto. Livio e Dario si affiancano al padre ed è singolare vederli intergire: sembrano tre fratelli e il più cresciuto è quello che a volte deve essere riportato con i piedi per terra…

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Mario però è un personaggio sempre in cerca di nuovi stimoli e, in breve tempo, un’idea comincia a lavorare come un tarlo nel suo cervello: deve trovare un sistema o una scusa per tornare ad occupare quegli spazi che ha dovuto lasciare a malincuore, gli spazi della sua infanzia, gli spazi che ricorda sempre con una punta di malinconia…
Ha capito che la cultura enogastronomica della sua terra è molto apprezzata all’estero e quindi, perchè non investire nel settore turistico offrendo ai suoi clienti la possibilità di conoscere i luoghi dove la Dieta Mediterranea la fa da padrone?

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Nasce così il MalidaHouse, splendido residence adagiato sulle colline prospicienti il golfo di Palinuro a guardare quel mare che sa di mito, di storia, di fascino…
Mario è soddisfatto, il residence funziona bene e in breve tempo, gli spazi circostanti la struttura si popolano di animali da cortile, di capre, di asini (guai a chiamarli ciucci!!!) e vengono creati orti che danno ogni tipo di prodotto per la gioia degli ospiti del residence e per gli ospiti del nostro cicerone amante delle tavolate affollate e gioiose.

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Questa attività stimola a pensare ad ulteriori iniziative che possano ulteriormente qualificare e arricchire l’offerta territoriale ed ecco che nel 2008 Mario decide di investire nel settore vitivinicolo. Viene fondata la società e vengono acquistati i primi terreni: all’inizio per niente facile, le lungaggini burocratiche e i vincoli derivanti dal fatto di trovarsi in un’area di pertinenza del Parco Nazionale del Cilento rallentano un po’ tutto l’iter ma il nostro non si da per vinto e alla fine si parte con circa due ettari di Fiano… nasce Albamarina!!!

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Mario però è affascinato dall’Aglianico (il Barolo del Sud come lui ama definirlo) e quindi nel 2011 arrivano altri due ettari che vengono destinati a questo vitigno a bacca rossa; un vino, a differenza del Fiano, destinato a lunghi invecchiamenti e tipico delle aree campane e lucane.

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Mario è diventato oramai un imprenditore del vino e in breve tempo i suoi prodotti cominciano a mietere un prevedibile successo se si considera la passione e l’impegno che mette nei suoi progetti. Lo affianca un giovane laureato del territorio, un profondo conoscitore delle tematiche legate alla ruralità e una persona estremamente rigorosa e seria: Alfredo Galietti.

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Oggi Mario può vantare quattro etichette di grandissimo: per quanto riguarda i bianchi abbiamo il Valmezzana, Cilento Fiano Dop e il Primula, Fiano IGP Paestum.
Per i rossi invece abbiamo Agriddi, Aglianico DOP Cilento e il Futos Aglianico IGP Paestum.

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Come si può capire facilmente questa è una storia che non finisce qui, vi abbiamo raccontato la prima parte ma sicuramente ci sarà un seguito… conoscendo Mario…

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Impronta Cilento va in Puglia

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Un gruppo di amici, una persona straordinaria che sta affrontando una battaglia ardua con il sorriso nel cuore, la SLA che ti cambia la vita e ti costringe a riscrivere i progetti e le speranze, il richiamo alla solidarietà che dalle sponde dell’Adriatico arriva dall’altra parte, sul Tirreno, in Campania, in Cilento… Impronta Cilento, il Caseificio Chirico, l’Apicoltura Cavalieri che rispondono immediatamente all’appello e si preparano a stringersi attorno a Pasquale Tuccino Centrone, a dimostrargli che la SLA in questo frangente è servita a conoscersi, ad incontrarsi, ad abbracciarsi… un appuntamento di grande spessore: 20 chef stellati, 24 aziende con i loro prodotti, 12 artisti che espongono le loro opere, 25 partner che hanno dato il loro contributo per la perfetta riuscita dell’evento…

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Per chi non lo conoscesse ancora, Pasquale Centrone è un uomo che da sempre ama il mare, un colto e passionale poeta della ristorazione, nonché uno straordinario e raffinato selezionatore di materie prime. Sin da ragazzo, sotto l’attenta guida di suo padre “Tuccino”, ha iniziato la sua carriera lavorativa offrendo ai turisti il più celebre e popolare piatto della sua costa, le famose “cozze e provolone”, per poi sviluppare nel tempo, una volta aperto il ristorante di famiglia, una personalissima tecnica di taglio e di presentazione dei suoi famosi crudi di mare che, per molti anni, è stata e continua ad essere la sua firma nel mondo della ristorazione pugliese.

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Tuttavia, alcuni anni fa, nel bel mezzo della sua inarrestabile ascesa professionale, dopo aver condotto il suo ristorante ai vertici delle più prestigiose guide gastronomiche, Pasquale si è imbattuto nella più subdola delle malattie, la sclerosi laterale amiotrofica (la SLA).

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Dopo un primo duro colpo iniziale, Pasquale “Tuccino” è riuscito a trovare, anche attraverso il recupero delle sue passioni di sempre, la forza di reagire alla malattia, tanto che i primi a stupirsene, sono proprio le persone che lo spronano a continuare la sua lotta per la vita, sopraffatti ogni giorno, da un’inaspettata serenità e da una immensa gioia di vivere.

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E’ proprio a queste persone, ai suoi familiari e al suo caro amico Vittorio Cavaliere, che lo stesso Pasquale Centrone ha espresso alcuni mesi fa, il desiderio di realizzare presso il suo ristorante, un evento di beneficenza che fosse in grado di sostenere la ricerca scientifica, devolvendo tutto il ricavato della manifestazione, alle associazioni conSLAncio e AISLA, entrambe impegnate da tempo a sconfiggere la malattia che, purtroppo, affligge Pasquale già da alcuni anni.

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La prima parte della festa avrà inizio alle ore 12.30 con Il Pranzo Buono“,un esclusivo appuntamento, buono nel gusto e buono nel cuore,  riservato a soli 140 ospiti, dove cucinerà per i commensali una brigata letteralmente stellare, formata dai 20 chef Michelin:

Oliver Glowig 
(La cucina di Oliver)
Fabio Pisani (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano)
Angelo Sabatelli (Ristorante Angelo Sabatelli, Monopoli – Ba)
Cristian Torsiello (Osteria Arbustico, Valva – Sa)
Andrea Migliaccio (Capri Palace Hotel, Capri – Na)
Nicola Fossaceca (Ristorante Al Metrò, San Salvo Marina – Pe)
Eduardo Estatico (J.K. Place, Capri – Na)
Maria Cicorella (Ristorante Pashà, Conversano – Ba)
Vitantonio Lombardo(Locanda Severino, Caggiano – Sa)
Felice Sgarra (Ristorante Umami, Andria – Ba)
Andrea Ribaldone con Domenico Scingaro (Ristorante da I Due Buoi Alessandria / Borgo Egnazia, Savelletri di Fasano, Br)
Errico Recanati (Ristorante Andreina, Loreto, An)
Stefano Mazzone (Grand Hotel Quisisana, Capri, Na)
Salvatore La Ragione (Ristorante Mammà, Capri, Na)
Pasquale Palamaro (Ristorante Indaco, Ischia, Na)
Peppe Stanzione (Ristorante Le Trabe, Paestum, Sa)
Paolo Barrale (Ristorante Marennà, Sorbo Serpico, Av)
Lino Scarallo (Ristorante Palazzo Petrucci, Napoli)
Vincenzo Guarino (Ristorante Il Pievano, Gaiole in Chianti, Si)
Gianluca D’Agostino (Ristorante Veritas, Na)
Michelina Fischetti(Ristorante Oasis, Vallesaccarda, Av)
Andrea Cannalire (Ristorante La Sommità, Ostuni, Br)
Enzo Florio (Ristorante Da Tuccino, Polignano a Mare, Ba)
Salvatore Elefante (Ristorante Il Riccio/Capri Palace, Capri, Na)
Roberto Franzin (Ristorante Acquasale, Ostuni (Br)

Ma non solo cibo: il Pranzo Buono sarà ricco di sorprese dedicate a Pasquale Centrone, grazie all’adesione di tanti personaggi dello spettacolo che hanno voluto sostenere l’iniziativa, e sarà impreziosito dalle tante opere d’arte messe a disposizione da numerosi artisti.

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La seconda parte della grande festa prenderà vita dalle ore 19.30 negli spazi sul mare antistanti il ristorante, e sarà la vera e propria Festa a Mare, in ricordo di quelle feste sulla scogliera che aprivano la stagione estiva.

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Sotto le luminarie, coccolati dal rumore del mare, street food stellare, vini e birre di qualità, artigiani del gusto, cooking show (che vedranno protagonisti le giovane promesse pugliesi, la Nazionale Italiana Cuochi e gli chef di Taste of Peace) e ancora sorprese dal mondo dello spettacolo faranno entrare nello spirito di gioiosa festa che accompagnerà fino a notte i partecipanti.

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L’accesso alla Festa a Mare sarà possibile acquistando il kit degustazione all’ingresso (con calice e sacca, costo 15 euro) che darà la possibilità di degustare liberamente tra gli stand fino ad esaurimento scorte.

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Il Cilento farà orgogliosamente la sua parte: Silvia Chirico e Francescantonio Cavalieri saranno presenti agli stand per presentare i loro prodotti, eccellenze del territorio che testimoniano la bontà di un percorso che il Cilento sembra finalmente aver imboccato. La mozzarella nella mortella, per Chirico, sarà il prodotto di punta, sicuramente in grado di suscitare (come è già successo in un’altra occasione qualche mese fa a Corato) grande interesse e grande curiosità, ma saranno presenti anche tutti gli altri prodotti del Caseificio Chirico, una piccola azienda familiare che piano piano è cresciuta ed oggi sta assumendo sempre più le connotazioni di una splendida realtà territoriale con la valorizzazione di risorse e l’adozione di soluzioni nel settore della sostenibilità ambientale: citiamo ad esempio l’impianto di Biogas che fornisce energia a tutta l’azienda, un vero e proprio fiore all’occhiello!!

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Non è da meno il contributo dell’Apicoltura Cavalieri: anche questa un’azienda a conduzione familiare che è uscita dalla connotazione di amatorialità grazie all’impegno costante e appassionato di Franco e della consorte Tania, in origine era il papà di Franco ad occuparsi delle api e dei loro prodotti, poi l’azienda si è ingrandita ed evoluta al punto che oggi non parliamo solo di miele o polline o propoli o pappa reale… oggi parliamo anche di farro, di piccole produzioni di olio di oliva extravergine, legumi ma, soprattutto, della tradizione ripresa e valorizzata da Franco e Tania. Stiamo parlando del “Torroncino degli Sposi”, vera e propria eccellenza della tradizione recuperata grazie all’intuito di queste persone straordinarie e laboriose. Il Torroncino degli Sposi è un dolce tradizionale che si offriva come simbolo beneaugurante nelle cerimonie nuziali del passato ed è un impasto di mandorle tritate, zucchero e miele… una vera e propria delizia del palato che verrà offerta in questa kermesse.

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Ci corre  l’obbligo di citare però anche l’Azienda Cobellis che, nonostante non possa essere presente all’iniziativa per problemi di organizzazione, ha voluto testimoniare la propria solidarietà con l’invio di prodotti dell’azienda: Crai (Fiano 2014 in purezza), Piscriddi (Barbera, Sangiovese, Aglianico 2013) e l’ottimo Olio di Oliva Extravergine denominato Ruìne.

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Agriturismo Pizzeria Prisco – San Mauro La Bruca

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“Mia nonna aveva un forno cilentano, sotto la casa, e l’odore che c’era, quando lei faceva il pane, era una cosa che io, drammaticamente, non ho sentito mai più. E’ completamente scomparso quell’odore lì e per me è diventata la molla che mi ha spinto a fare un’attenta e incessante ricerca sul territorio per ritrovare quegli aromi, quei profumi, quei sapori…” Ecco riassunto in poche parole lo spirito che anima questo giovane imprenditore del Cilento che a San Mauro la Bruca, paesino di qualche centinaio di anime, ha deciso di lanciare una sfida alla rassegnazione, allo scetticismo, alla sfiducia sulle possibilità del territorio ed è tornato da Milano per rimboccarsi le maniche e dare nuova linfa a questa struttura.
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L’agriturismo Prisco, infatti, fu fondato dal decano, Romano Prisco più o meno quindici anni fa. In origine era una piccola azienda agricola che produceva principalmente miele e olio di oliva e, col passar degli anni e, grazie alla famiglia che è cresciuta, si è strutturata in un agriturismo in cui, realmente, si parte da un’offerta di promozione dei prodotti e della tradizione cilentana.IMG_6713
Antonio Prisco emigra e va a Milano, fa il grafico ed ottiene grandi soddisfazioni, il lavoro non gli manca e, apparentemente, tutto va per il verso giusto ma lui ha un tarlo dentro, è un curioso, un amante delle sfide e, soprattutto, profondamente innamorato della propria terra e allora… fa il percorso inverso e si mette di buzzo buono a progettare la sua nuova attività, approfittando dell’humus fertile di una situazione già consolidata grazie alla qualità dell’offerta garantita dalla famiglia e dalla presenza del fratello Mauro e dalla cognata Elisabetta che si occupano di strutturare l’offerta del ristorante mettendo in campo tutta la loro perizia e dedizione. Elisabetta è una maga dei fornelli e la sua azione si fa sentire; grazie al suo lavoro e grazie al supporto di Mauro il ristorante raggiunge livelli di assoluta qualità e si fa conoscere in un territorio dove la cura e l’attenzione per i prodotti locali non è sempre all’altezza della situazione. Particolare menzione merita la presenza costante di pasta fresca “handmade” (sempre a cura di Elisabetta) e i dolci della casa… Mauro invece è l’anfitrione che si occupa delle relazioni con i clienti che hanno la fortuna di accomodarsi ai tavoli del ristorante.
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Le sue origini, per parte di madre, sono napoletane e Antonio decide che la pizza napoletana non deve essere un miraggio e un mito irraggiungibile e comincia a studiare tutte le variabili che concorrono alla realizzazione di un prodotto unico e inimitabile. La sua ricerca delle farine è solo l’inizio di un’avventura che è ancora tutto in itinere ma, come ci spiega, non è che una minima parte di tutti gli “ingredienti” necessari per la realizzazione di questo progetto. Lo spazio di lavoro in cui opera è stato meticolosamente progettato e reso atto alle esigenze di un attento professionista che non trascura il minimo particolare e che è costantemente alla ricerca dei miglioramenti che possano dare unicità e qualità alle sue creazioni.
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Attento allo spazio dove impasta, dove lavora: deve essere pulito, senza troppa farina, perchè se resta troppa farina attaccata alla pizza questa poi brucia e rovina tutto… la temperatura, costantemente monitorata perchè la pizza sotto i 400° non va bene, si cuoce troppo lentamente e dà quell’idea di “biscotto” tanto fastidioso, perde totalmente la parte umida e viene così snaturata… insomma, una serata in cui abbiamo assistito a una vera e propria lezione di tecnica da pizzaiolo ma anche una serata in cui questo signore non ha smesso per un attimo di parlarci dei suoi prodotti mentre gli occhi gli brillavano.
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Ci ha particolarmente colpito la realizzazione di un prodotto assolutamente meritevole di marchio di copyright, una creazione, insomma, tutta made in Prisco: il piesciolo… una sorta di calzone bislungo ripieno di mozzarella e condito con pomodorini, rucola, prosciutto crudo e olio extravergine di oliva. Assolutamente da provare…
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Tradizione e innovazione perchè si è anche inventato un nuovo modo  di accompagnare la pizza incamminandosi su terreni praticamente inesplorati abbandonando il binomio pizza/birra ed abbinando il vino giusto per il tipo di pizza.
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A pizze di un certo “spessore” vengono abbinati vini di altrettanta importanza… un esempio: l’aglianico (tassativamente di aziende cilentane) da abbinare a una caciocavallo e salsiccia… oppure scegliere la via della raffinatezza e della delicatezza abbinando le bollicine fresche di un  Selim (vino spumante dell’azienda De Conciliis) ad una classica Margherita… Ovviamente le birre non sono  state bandite (la Baladin è una delle etichette maggiormente richieste) ma accanto a questo c’è la novità che ci porta fuori dai canoni e che dà valore e visibilità ai vini del territorio.
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Ovviamente l’agriturismo Prisco non è solo pizza ma anche una cucina di alto livello per le materie prime utilizzate e per la scelta dei piatti che rispecchiano in toto le tradizioni del Cilento. Il pane che viene portato a tavola è il pane integrale delle nostre nonne, pane cotto ovviamente nel forno a legna e impastato, ancora una volta, utilizzando le farine autoctone acquistate presso le piccole aziende del comprensorio. L’olio extravergine dell’azienda è ricavato dalle cultivar Frantoio, Leccino e Pendolino e non manca la Pisciottana che viene utilizzata quasi esclusivamente nella pizzeria.
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L’agriturismo ha una particolarità: ha molti ospiti che vengono dal Giappone e ci sono riviste che hanno parlato della struttura e dell’offerta della famiglia Prisco.
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Gli ospiti dell’agriturismo vengono sistemati nelle stanze progettate, ancora una volta, seguendo l’impulso nel dare unicità all’offerta. Ogni stanza ha una sua dislocazione e un suo nome a seconda della posizione proiettata all’esterno del fabbricato… con una cartina del territorio e tracciando su di essa delle assi cartesiane è stato deciso che questa stanza si chiama “Certosa” perchè secondo questa assi cartesiane si trova sulla direttrice che conduce alla Certosa di Padula… quest’altra si chiama Paestum sempre per lo stesso motivo… un’altra Velia e poi Infreschi e poi Buondormire e così via… ed anche qui abbiamo ancora una volta la grande attenzione riservata alla promozione di un territorio unico e incomparabile… lo stesso territorio che ha richiamato a sè questo suo figlio così curioso e così innamorato della sua terra.

Azienda Agricola Biologica Prisco s.a.s.
c.da Valle Degli Elci
84070 San Mauro La Bruca (SA) Italy
tel. +39 0974 974153
cell. +39 333 567 5058
cell. +39 333 180 0586
email:info@agriturismoprisco.it
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Serata A.I.S. con i vini della Toscana all’Hotel Cerere – Capaccio (Sa)

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La Toscana sbarca in Cilento con i suoi vini conosciuti in tutto il mondo. Succede all’Hotel Cerere a Capaccio (Sa) e la serata è organizzata dall’A.I.S. Cilento e Vallo di Diano e da Bertani Domains, prestigiosa azienda sorta nel 1857 in provincia di Verona che ha acquisito recentemente la Tenuta Novare a Negrar (Vr), Puiatti Vigneti a Romans d’Isonzo (Go), Val di Suga a Montalcino (Si), Tre Rose a Montepulciano (Si), San Leonino a Castellina in Chianti (Si), Collepaglia a Jesi (An). Possiede 500 ettari di terreni di cui 350 vitati, divisi tra la zona dell’Amarone, Montalcino e Nobile di Montepulciano e 1.000 ettari di terreni agricoli nelle Marche.
Nel 2013, complessivamente, sono state prodotte e commercializzate 3.000.000 di bottiglie con un fatturato di 20.000.000 di euro.

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Stiamo parlando, quindi, di un’azienda molto importante nel panorama vitivinicolo nazionale che è arrivata in Cilento grazie alla competenza e alla laboriosità di Maria Sarnataro, delegata provinciale A.I.S.

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Ben quattro i vini che sono stati degustati da una platea di appassionati cultori del “divin nettare” e la squadra al completo dei neo sommelier della AIS Cilento e Vallo di Diano.

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Si comincia con un Toscana IGT Sangiovese Governo all’Uso Toscano San Leonino 2014. Il Governo all’uso Toscano è una metodologia che ha contraddistinto i vini toscani, soprattutto nell’area chiantigiana nell’Ottocento e nei primi del Novecento.
L’origine della tecnica di vinificazione del Governo è contadina, una dimostrazione di saggezza popolare, che affonda le sue ragioni nella necessità di vendere una parte della produzione già nella primavera successiva alla vendemmia, quando normalmente i vini di questo territorio non sono ancora pronti.
“Governare” significa aggiungere uva leggermente appassita (un tempo Trebbiano, oggi Sangiovese) al primo vino fresco della vendemmia appena terminata. Grazie a questa aggiunta si innesca una seconda lenta fermentazione, in botti da 90 hl, che dura fino alla primavera successiva. Questo processo permette un prezioso aumento del contenuto di glicerina, fattore che conferisce al vino un sapore più morbido e rotondo, pur mantenendo comunque austerità ed eleganza.
Il Governo all’Uso Toscano è caratterizzato da un colore rosso intenso. Al naso si apre con profumi di frutti rossi, arricchiti da piacevoli note speziate. Al palato risulta morbido, rotondo e piacevolmente fresco.
Perfetto per accompagnare carni rosse e selvaggina, è ideale in abbinamento a formaggi stagionati.

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La seconda etichetta che ci viene presentata ha un nome che è tutto un programma, si chiama “Al Limite” ed è un Chianti Classico DOCG – San Leonino 2013.
Fermentazione in acciaio con macerazione di 18 giorni a temperatura controllata, matura per 18 mesi in botte di Slavonia da 30 hl e in vasche di cemento.
Rosso rubino intenso l’occhio. L’olfatto è caratterizzato da richiami ai frutti di bosco, quali ribes, more e gelsi, che sono impreziositi da sfumature speziate di pepe, liquirizia e chiodi di garofano. Carnoso al palato, guidato da una fitta trama tannica e da una buona persistenza.
Ottimo se abbinato a carni rosse, cacciagione o formaggi, è perfetto con la fontina valdostana.

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Passiamo adesso alla terza proposta: Santa Caterina – Vino Nobile di Montepulciano – Tre Rose 2013.  È un vino che viene prodotto unicamente dai vigneti piantati sul colle di Santa Caterina, lungo la via Lauretana, zona storicamente di confine tra lo Stato Pontificio e il Gran Ducato di Toscana. Il colle Santa Caterina è una parte esclusiva della Tenuta TreRose che si contraddistingue per:
– essere piantata esclusivamente a Sangiovese
– avere dei vigneti piantati ad anfiteatro con una ricca serie di esposizioni
– avere dei suoli di origine marina nei quali si alternano limo, argille salate e sabbia
– avere un clima unico; qui infatti il clima continentale, della parte centrale della                     Toscana, viene mitigato per la vicinanza con il Lago Trasimeno.

A seconda delle singole selezioni ,i Sangiovesi vengono fatti fermentare in maniera diversa al fine di rispettare ed esaltare le diverse peculiarità:
dai più maturi si ricerca frutto e morbidezza;
dai più leggeri si ricercano note agrumate, eleganza e setosità dei tannini;
ed infine, dalle zone con argille salate ,si ricercano sapidità e mineralità.
Le diverse selezioni ,in funzione del loro potenziale, affinano separatamene in barrique, botticelle da 10 hl e botti da 30-40 hl.

Di colore rosso intenso con note violacee.
Al naso è una vera esplosione di frutta rossa con ricordi di ciliegia sotto spirito, ribes, mora, chinotto e mirto.
In bocca ha questa unica dolcezza e morbidezza che solo il Sangiovese di alcune di queste zone riesce a raggiungere.

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Dulcis in fundo: Brunello di Montalcino Val di Suga DOCG 2011.
Sangiovese Grosso 100% proveniente dai vigneti di Val di Suga, a Montalcino, nelle tre zone storiche.
E’ un blend che compone le tre esposizioni principali le quali hanno caratteristiche geo-climatiche diverse. La composizione di questi tre vini ripaga con un equilibrio speciale tra le caratteristiche  di ciascuna zona: un bilanciamento unico tra freschezza e struttura, corposità ed eleganza.
Fermenta in acciaio dove fa una macerazione di circa 20 giorni a temperatura controllata di 30°C; completa poi la sua fermentazione in botti di rovere di Slavonia da 50 hl. Matura per 36 mesi in botti grandi di rovere e fusti da 300 lt di rovere francese prima di affinare in bottiglia per almeno 12 mesi.
Rosso rubino intenso con riflessi granati, si pare subito al naso ricco e complesso. Inizia con le note di ciliegia scura, prugna e violetta, eleganti nette e fini. Dopo si apre in note più ampie e complesse di mirtillo, vaniglia, tabacco, cannella, cioccolato e cuoio con un finale mentolato. In bocca si evidenzia subito l’eleganza di un corpo sia pieno che croccante, senza avvertire note calde. E’ molto persistente nei gusti di ciliegia, prugna e mirtilli.
Si abbina in maniera ideale con selvaggina, carni arrosto e alla griglia e formaggi di media stagionatura.

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La serata è stata magistralmente condotta da Maria Sarnataro e da Berardino Dino Torrone, raffinato relatore. L’auspicio è che si sia sempre più spazio per eventi di questo genere e di questa qualità perchè il mondo affascinante del vino ha ancora pochi veri cultori ed esperti nel nostro territorio. Siamo certi che l’apporto di questi professionisti aiuterà a colmare questo gap tutto cilentano. Prosit!!

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Corso di assaggiatore dei mieli in Cilento

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Il mondo dell’apicoltura è un mondo estremamente affascinante e variegato. L’apicoltore è, in genere, una persona particolare, e tra tutti gli apicoltori conosciuti sinora ho sempre osservato alcuni tratti comuni che ne fanno quasi un genere umano a parte. L’apicoltore ha una sensibilità e una gentilezza d’animo quasi automatiche, si tratta di persone sempre ben disposte verso il prossimo e, in generale, molto gentili nei rapporti interpersonali.
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Ho sempre pensato che questo avesse una qualche correlazione con il loro lavoro: le api sono particolarmente sensibili allo stato emotivo dell’operatore ed, effettivamente, c’è bisogno di molta calma e molto self-control quando ci si trova nel bel mezzo di un nugolo ronzante di api abbastanza infastidito dalla presenza di questo signore vestito di giallo che va a curiosare tra i favi.

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Oltre a queste considerazioni personali c’è da rilevare che il lavoro degli apicoltori ha un’importanza significativa per le tutte le tematiche di salvaguardia e difesa dell’ambiente. Le api e gli altri insetti impollinatori giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi: un terzo del nostro cibo dipende dalla loro opera di impollinazione. Se questi preziosi insetti sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti. Chi impollinerebbe le coltivazioni? L’impollinazione artificiale è una pratica faticosa, lenta e costosa. Il valore di questo servizio, offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno. Difendere le api è quindi di nostro interesse, anche da un punto di vista economico.
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Dalla fine degli anni ’90, molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un’anomala e repentina diminuzione nelle colonie di api. L’opera di impollinazione che svolgono queste piccole regine della biodiversità, è fondamentale per la produzione alimentare. E in questo, sono aiutate anche da altri insetti come bombi, farfalle e vespe. Un terzo del cibo che mangiamo dipende dall’impollinazione degli insetti: ad esempio zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza, e molti altri…
Solo in Europa, oltre 4.000 verdure dipendono dall’impollinazione degli insetti.
Oggi, le api continuano a morire e il loro inesorabile declino ha impatti anche sugli esseri umani. La nostra vita dipende dalla loro.

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C’è bisogno di sensibilizzare i consumatori circa le tematiche di difesa dell’ambiente ma, nondimeno importante, urge un lavoro di informazione che metta in risalto i vantaggi derivanti dall’uso di miele e altri prodotti dell’alveare. La propoli, ad esempio, ha proprietà antibiotiche, antinfiammatorie, antiossidanti, antisettiche etc.etc.
Il miele viene usato sin dall’antichità come vero e proprio farmaco in alcune affezioni specifiche, soprattutto quelle a carico dell’apparato respiratorio. Per i greci era il “cibo degli dei” e Pitagora lo raccomandava per una vita lunga.
In Cilento abbiamo un’ottima produzione di miele e l’Associazione Apicoltori della Provincia di Salerno, presieduta da Michele Giordano ha organizzato nei giorni 14, 15, 16 e 17 Aprile un corso di “Introduzione all’analisi sensoriale del miele” (Bando Reg. 12/34) presso l’agriturismo “Il Falco del Cilento” a Torchiara (Sa).

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Docente del corso la dott.ssa Maria Lucia Piana dell’associazione “Ambasciatori dei mieli“.  Il corso è il primo passo del percorso formativo per giungere all’iscrizione all’Albo degli esperti di analisi sensoriale del miele. Il passaggio successivo è il “Corso di perfezionamento di I° livello” che si può fare dopo tre mesi dal primo corso per poi arrivare, infine, al “Corso di perfezionamento di II° livello” che culmina nell’esame finale e conseguimento dell’iscrizione all’albo.
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Il primo corso dà uno strumento di valutazione del miele. Perchè questo strumento sia completo è necessario, però, che si continui a lavorare nel periodo successivo all’evento formativo.
Il corso però è anche uno strumento molto utile a chi vuole avere una scala di valutazione più ricca e un’acquisizione di competenze specifiche nell’ambito del proprio lavoro di apicoltore senza, necessariamente, voler completare tutto il percorso.

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L’evento ha visto la partecipazione di un cospicuo numero di partecipanti, in larga parte apicoltori ma anche semplici curiosi e persone interessate alle tematiche trattate. La cosa molto suggestiva è stata la possibilità di addentrarsi nella scoperta di un mondo molto affascinante fatto di aromi, di profumi, di sentori e di essenze, in alcuni casi, sconosciute e poco diffuse nel nostro territorio.

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Abbiamo così scoperto che per la valutazione dei mieli c’è una “ruota degli odori e degli aromi” che ci aiuta a catalogarne opportunamente i vari tipi.
Le modalità di assaggio sono state definite alla fine degli anni ’70 da Michel Gonnet che è considerato il padre di tale tecnica.

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Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare il miele di Ailanto, un miele molto particolare dal sentore di uva moscata, oppure il miele di Tiglio, sempre balsamico ma con note mentolate… Il miele di Tarassaco classificato come miele dal sentore “animale” con spiccate note di valeriana… l’essenza caramellosa dei mieli di Melata ed Erica… l’amaro amabile del Castagno e del Corbezzolo (il mio preferito)… le essenze delicate dell’Acacia, della Sulla, del Rododendro, del Girasole… l’aroma profumato del miele di Agrumi. del Cardo, del Timo… e poi l’Eucalipto, la Colza… insomma, un fine settimana all’insegna dello stordimento da essenze profumate e da sentori meravigliosi…

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Al di là delle considerazioni prettamente tecniche sui vantaggi di queste iniziative bisogna porre l’accento sulla necessità di insistere sui percorsi di formazione che qualificano gli operatori e gli appassionati di un determinato settore ma, soprattutto, danno dignità ad un territorio dove, storicamente, le possibilità di far proprie le tematiche specifiche legate al mondo rurale sono rare e poco valorizzate.
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Ci corre l’obbligo di ringraziare l’Associazione Apicoltori della Provincia di Salerno, il presidente Michele Giordano, i partecipanti tutti, l’agriturismo “Il Falco del Cilento”, l’associazione “Ambasciatori del miele” e la dott.ssa Maria Lucia Piana.

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