Perchè un blog sulle radici del Cilento?

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Il tipo di approccio che vogliamo privilegiare con questo blog è quello della ricerca delle tradizioni cilentane per portarle ad essere conosciute altrove. Non è una rivisitazione nostalgica di quello che fu ma una riflessione su quello che si potrebbe costruire partendo dalla nostra storia. Il mondo rurale cilentano è in un momento di grande cambiamento. Si è capito che le tradizioni da sole non possono reggere il confronto con un mercato che si è evoluto e che richiede un forte impegno nella ricerca della qualità e della difesa del territorio. L’economia legata al mondo rurale nel Cilento vede sempre più spesso penalizzati coloro che non hanno saputo innovare le proprie produzioni anche per mancanza di una sensibilità precisa nella ricerca del miglioramento dei propri prodotti. Le colture tradizionali più diffuse sono quelle dell’olivicoltura, della fichicoltura, delle ortive… pochi hanno capito che è ora di rivolgersi ai mercati con un approccio innovativo che sia rispettoso sì delle tradizioni ma che sia capace di andare oltre l’aspetto prettamente localistico legato al folklore e ai sentimentalismi. Il Cilento può giocare un ruolo di primo piano in determinati ambiti e circuiti ma bisogna uscire dal clichè del contadino che coltiva il proprio orticello come si faceva 50 anni fa, senza cercare alleanze/collaborazioni tra coloro che hanno in comune l’interesse per il rurale. Nonostante i dibattiti che si sono accesi negli ultimi tempi grazie alla diffusione dei social networks la situazione è rimasta pressochè immutata in questa parte del meridione d’Italia: c’è un gran parlare, un gran dibattere, molta agitazione ma, alla fine, le campagne restano spopolate e l’accesso alla terra molto complicato. Il Cilento è oggi un’area a bassissima densità demografica in cui vige un’economia di autoconsumo e in cui abbiamo un sistema produttivo che presenta caratteristiche di scarsa evoluzione, mancanza di innovazione e scarse e lontane prospettive di crescita. Il turismo delle seconde e terze case ha dato il colpo di grazia a un territorio già in forte crisi da un punto di vista occupazionale e di reddito e, come dicevamo, il settore agricolo rappresenta oggi forse l’unica possibilità di crescita a patto che si prenda coscienza della necessità di mettere in campo misure che puntino ad arginare il declino delle attività rurali e lo spopolamento del territorio. La nuova sfida si gioca soprattutto sul terreno del posizionamento, sulla capacità di rompere i vincoli delle marginalità vecchie e nuove e di allargare e rafforzare la base produttiva e socio-demografica del territorio. In questo blog cercheremo di dar voce a tutti coloro che stanno lavorando per costruire un prodotto di eccellenza, a tutti coloro che pensano che si possano, assieme, raggiungere livelli qualitativi in grado di posizionarci sul mercato, sia esso territoriale che extra territoriale. A tutti coloro che non hanno visibilità perchè non hanno la forza e nemmeno il tempo di dedicarsi ad attività di comunicazione e di marketing, a tutti coloro che difendono la cultura e la tradizione del nostro territorio.

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Alessandro Feo – Chef cilentano

Il nostro territorio è costellato di piccole contraddizioni, di situazioni borderline, di tanti “vorrei ma non posso” e anche tanti “vorrei, ma solo per finta…”.

Un territorio meraviglioso e magico in cui paghiamo lo scotto di essere figli di una cultura che viene da lontano, dalle teorie dell’essere dei filosofi eleatici e dalla presenza di tante culture che hanno plasmato e formato il carattere di un popolo poco aduso all’approfondimento delle tematiche relative allo sviluppo economico, più figlio del “logos” e assiduo frequentatore dell’agorà di ellenica memoria.

Il nostro territorio, dicevamo quindi, che però ogni tanto ci stupisce e ci regala situazioni di eccellenza in cui ritroviamo l’orgoglio e la legittimità di sentirsi, ancora una volta, al top in determinati settori.

La diffusione dei social e il proliferare di strumenti di comunicazione come questo, hanno oggi assunto un’importanza strategica nel far conoscere le specificità di un territorio e le componenti che ne determinano l’identità e la collocazione nei settori di riferimento.

Il Cilento è una terra di mezzo, è una terra i cui riferimenti arcaici e storici sono molto presenti e molto pregnanti, una terra di confine che assume quasi il ruolo di baluardo a difesa di antiche consuetudini e riti. Il mondo contadino rimasto, in molti contesti, confinato all’esercizio delle attività tipiche dei contadini del secolo scorso, con scarsa meccanizzazione ma, soprattutto, cristallizzato sulla convinzione di far parte di un settore marginale dell’economia. Nulla di più sbagliato, alcune eccellenze del territorio sono state “riscoperte” (sic!) proprio grazie all’azione costante e mirata di operatori illuminati che hanno resistito e che hanno costruito un’identità territoriale di primissima qualità. Voglio citare qualche esempio: Giovanna Voria, con i “suoi” ceci di Cicerale, Michele Ferrante e i “suoi” fagioli di Controne, Angelo Avagliano e il “suo” grano Carosella…

Alessandro Feo, giovane chef cilentano, fa parte della schiera delle persone produttive e positive del territorio. Non starò qui a decantarne le doti e la maestria che mette in ognuno dei suoi piatti ma, piuttosto, lo spirito che anima il nostro nell’incessante e metodica ricerca di prodotti del territorio per poi valorizzarli al massimo agganciandosi alle tradizioni culinarie delle massaie cilentane, traducendoli assecondando il suo entusiasmo e le sue ispirazioni.

Alessandro è lo chef del Rumi Restaurant, struttura ubicata ai piedi della collina di Elea-Velia, nel Comune di Ascea. Una struttura che, piano piano, si sta ritagliando uno spazio considerevole nel panorama turistico cilentano, gestito sapientemente da una famiglia di imprenditori che hanno capito l’importanza di una presenza di questo livello.

I piatti sono una sintesi di ricerca e di valorizzazione delle eccellenze locali con un’attenzione specifica verso la relazione con il produttore, con il contadino… quasi a carpirne i segreti e le intuizioni per poi farli propri. Il connubio mare/terra è la caratteristica fondamentale della cucina di Alessandro e il legame con le origini lo ha portato a progettare un orto di ben quattro ettari, al lato del ristorante, da cui attingere le materie prime per le sue alchimie.

Una puntatina al Rumi Restaurant è un’esperienza che lascia il segno, i menù costantemente aggiornati a seconda della stagionalità degli ingredienti, sono un trionfo di gusto e di sapori… un piacere anche per gli occhi, in quanto nessun dettaglio viene trascurato.

Il futuro del nostro territorio ad oggi resta un’incognita se non riusciremo a trasferire ai nostri giovani l’importanza di un impegno per costruire una realtà migliore e un’idea concreta di sviluppo di tutte le componenti sociali ed economiche ma, sicuramente, l’attività di giovani come Alessandro è un buon viatico e lascia una sensazione di ottimismo a tutti coloro che hanno veramente a cuore il destino del Cilento.

Il cammino del nostro amico è appena cominciato ma si intravedono grandi prospettive di crescita che possano essere prese ad esempio da altri giovani desiderosi di aiutare il Cilento a diventare sempre più un territorio di riferimento.

Web: http://www.alessandrofeochef.it
Instagram: https://www.instagram.com/alessandrofeochef/
Facebook: https://www.facebook.com/chefalessandrofeo/

Rumi Hotels
Viale Magna Grecia snc
84046 Ascea Marina
Tel. 0974 977128

Cilentanità 2018 – Riflessioni e suggestioni

 

Cilentanità: una iniziativa del Consorzio Cilento di Qualità. Consorzio, cooperativismo, unione di intenti, progettazione strategica… sono termini inusuali in Cilento, è una terminologia nuova a cui bisognerà, per forza di cose, abituarsi sempre più.
La strada è questa: collaborare per promuovere il nostro territorio, rafforzare azioni strategiche attraverso l’unione delle competenze e delle risorse.

Il Consorzio Cilento di Qualità è nato con l’intento di promuovere il Cilento nella sua totalità, partendo dalla ri-scoperta di un territorio dalla bellezza incomparabile e suggerendo strategie innovative di valorizzazione delle nostre specificità.

Parliamo di 25 strutture ricettive tra Marina di Camerota, Palinuro e Pisciotta: il gotha e la storia del turismo cilentano, basato principalmente sull’offerta classica balneare, il classico binomio mare-ombrellone che ha funzionato, forse, in passato ma che è oramai superato e surclassato.

Nell’era della comunicazione e dei social il progetto Cilentanità assume una valenza straordinaria perchè fondata su valori moderni di accoglienza e offerta di un prodotto che racchiude tutte le sfaccettature rappresentative di un territorio in cui si fondono ricchezze paesaggistiche, storiche, culturali, enogastronomiche di grande impatto.

Ci troviamo al cospetto di una nuova generazione di turisti che non ha esigenze monotematiche e che ci pone in una condizione di ascolto e di attenzione rispetto alle loro esigenze. Lo stile di vacanza di questa nuova generazione racchiude vari aspetti e richiede una capacità di adattamento che rivoluziona il concetto di albergatore o di operatore del turismo. Oggi, più che mai, bisogna essere in grado di assicurare soluzioni che vedano soddisfatte le aspettative di coloro che decidono di visitare una regione per scoprirne gli aspetti più reconditi, affascinanti, coinvolgenti… che richiedono di portare a casa un arricchimento delle loro conoscenze e una esperienza che li veda coinvolti come residenti temporanei.

Il Consorzio Cilento di Qualità nasce proprio con l’intento di fornire, al visitatore ma anche al residente, una visione di insieme di un territorio ricco e variegato, che va dalle spiagge e dalle insenature di Camerota fino alle grave e alle grotte dei Monti Alburni, dalle cale e le grotte di Palinuro, fino alle ricchezze storiche e architettoniche della Certosa di Padula, dalle stradine tortuose che si arrampicano fino al borgo di Castellabate fino alle gole del fiume Calore a Felitto, dalle suggestioni di Punta Licosa con l’isolotto della sirena Leucosia fino alle tombe lucane di Roccagloriosa…

Il viaggio è appena cominciato e la via è tracciata, questo è il futuro di un territorio che dimentica troppo spesso l’importanza del settore turistico per favorire l’occupazione e per combattere lo spopolamento dei nostri borghi.

Auguri e complimenti al Consorzio Cilento di Qualità.

Foto: Toni Isabella e Ida Gasparri

 

Il Cilento: vorrei ma non posso

Perchè in Cilento è così difficile innescare strategie produttive efficaci nei settori dell’agroalimentare, nella promozione enogastronomica e ne turismo in generale? Perchè non si riesce a capire quanto sia importante promuovere i prodotti agricoli presso i ristoranti del territorio? Perchè questa cosa è così difficile da capire e da realizzare?

Abbiamo in Cilento una quantità incredibile di prodotti di qualità, di grande tradizione, di eccellenze ampiamente riconosciute ed apprezzate, di presidi Slow Food, di prodotti biologici. Il fagiolo di Controne, i ceci di Cicerale, il maracuoccio di Lentiscosa, il fagiolo di Casalbuono, la cipolla di Vatolla, il fagiolo di Gorga, il fagiolo di Mandia, le alici di menaica, la mozzarella nella mortella, il cacioricotta cilentano, il fico bianco del Cilento, il grano prodotto a Caselle in Pittari, a San Mauro Cilento, nella valle di Pruno, i vini e le numerose case vitivinicole del Cilento (una realtà tra le più interessanti del panorama produttivo)… insomma un territorio (apparentemente) ricco e pieno di risorse ma scarso per quanto riguarda la possibilità di fare reddito. Perchè?

Perchè abbiamo tante entità slegate tra loro, perchè siamo ultraindividualisti, perchè il Parco ha abdicato a quella che doveva essere la sua missione primaria: fare da collante e contribuire a coordinare le attività che animano il territorio, questo per le colpe di una gestione miope e interessata. Un ente che, al contrario, dovrebbe essere retto da persone lungimiranti e capaci di andare oltre gli interessi personali. Personaggi che a lungo hanno spadroneggiato e oggi si ergono a paladini delle buone pratiche… (sic!)

Il recente insediamento del nuovo presidente sembra aver cambiato la politica di scelte scellerate e deteriori per il territorio a cui eravamo e siamo abituati. Speriamo.

 

La pubblicazione della Guida del Cilento di cui sono autore, edita da AreaBlu Edizioni e il successo finora registrato nelle vendite e nel gradimento di tutti coloro che hanno avuto occasione di visionarla, mi ha convinto ancora di più che si possono innescare percorsi virtuosi e che quando accade le ricadute sono immediate. La “nostra” guida è uscita dai confini territoriali e ha riscosso interesse e consenso anche oltre i confini nazionali (c’è una versione in inglese e si sta lavorando alla versione in lingua tedesca), questo a conferma del fatto che il Cilento ha un grande appeal nei circuiti legati al turismo e all’enogastronomia. Lo step immediatamente successivo è la valorizzazione dell’agroalimentare cilentano e delle sue tradizioni. Abbiamo grandi storie da raccontare e abbiamo la possibilità di affascinare e attrarre turisti tutto l’anno ed è in questa direzione che bisogna investire.

Abbiamo un territorio ricchissimo di storia e di reperti archeologici molte volte mortificato dall’incuria e dall’abbandono, è ora di ripensare alle strategie di promozione dei siti archeologici e storici e non parliamo solo delle aree di Paestum e Velia: ci sono reperti archeologici a Roccagloriosa, a Moio della Civitella, a Monte Pruno, a Sant’Angelo a Fasanella… senza dimenticare le chiese basiliane (San Filippo d’Agira a Laurito, San Filadelfo a Pattano, Santa Maria di Grottaferrata a Rofrano, il cenobio basiliano di San Giovanni Battista a San Giovanni a Piro…) senza dimenticare le chiese rupestri (Grotta della Madonna delle Neve sul Cervati, Grotta di San Michele a Caselle in Pittari, Grotta di Sant’Elena a Laurino, Grotta di Santa Lucia a Magliano Vetere…)

Riusciremo mai ad aprire gli occhi e a rimboccarci le maniche?

 

La “sagra” è morta

Estate, tempo di happening più o meno “politically correct”, grandi uscite, grandi mangiate… cosa resta? Vicoletti sporcati da bicchieri di plastica buttati qua e là, piatti sporchi del sugo dell’immancabile fusillo al ragù di castrato, posate di finto legno “riciclato” come prova dell’avvenuta consumazione di pasti senza anima… senza anima… come queste manifestazioni che hanno l’unico scopo di racimolare qualcosa… Sagre come segnale di svendita di un territorio che non vede l’ora di essere svenduto, anzi ne è persino felice!!

Sagre, l’occasione per invitare questo o quel giornalista che viene dalla città e che, chissà mai, ci può aiutare a vendere (svendere) l’ennesimo prodotto pensato proprio per fare solo un po’ di soldi, senza nessun intento di valorizzazione o di recupero di una tradizione o di una storia…
Sagre, il marcare il territorio come un cane che fa la pipì e che si appropria di uno spazio, la bandierina messa lì credendo di essere un novello Emilio Fede…
Sagre: tristezza infinita riproposta ogni anno con la stessa faccia tosta dell’anno prima…

A Celle di Bulgheria stiamo provando a uscire dagli schemi: la “sagra” qui non esiste, la Cillisi non è una sagra o, perlomeno, prova a non esserlo…
Il 16 agosto rifletteremo sulla situazione attuale di un Ci-lento smarrito, di una terra confusa perchè non abituata ai riflettori…

Ci accompagneranno in questo momento di pausa alcuni personaggi particolari del nostro territorio e i temi trattati serviranno da pungolo per fermarsi e cercare di capire se ci sono strade che si possono imboccare, se ci sono strade che hanno un cuore…

Edmondo Soffritti ci parlerà delle nuove frontiere dell’agricoltura organica rigenerativa, ci spiegherà che è tempo di dire addio ai prodotti chimici, a quanto è pericoloso l’uso del glifosato e di cosa bisogna fare per ristabilire un contatto “sano” con la madre terra… Emilio Conti ci aprirà le porte sulle tematiche relative all’olivicoltura, al prezioso oro giallo che in Ci-lento potrebbe essere veramente la svolta di un territorio… Mario Notaroberto più volte denominato “il brigante” che è tutto meno che un brigante, è un imprenditore tenace, lucido, consapevole delle proprie possibilità, un imprenditore che ha mostrato con i fatti come si costruisce un’azienda che produce ricchezza… Marco Colasanto, giovane agronomo che con Alessandro Scassellati (che cognome impegnativo e quanta nostalgia!!) prova a realizzare reti di impresa in Cilento…

 

E poi ci sono loro: le memorie storiche di Celle di Bulgheria: zì Palmira, zì Saverio e tanti altri “zì”… un manipolo di giovani: Davide Marotta, Piergianni Guida, Gianluigi Guida e una comunità che prova ad alzare la testa, fiera delle sue origini… questo vogliamo fare: ri-affermare la nostra identità, valorizzare le nostre risorse, uscire dallo scontato e dalla mediocrità ma senza alzare il ditino a mò di professori… lo vogliamo fare con umiltà, con discrezione ma con fierezza, con l’orgoglio di un senso di appartenenza che ci accomuna e che ci rende forti… chi viene alla Cillisi deve sapere che viene a vivere un’esperienza irripetibile, viene a conoscere un pezzo di Ci-lento che non svende la propria identità e la propria storia… vogliamo condividere non svenderci… chi vuole comprare si accomodi altrove.

Taverne e marinai

Camerota, Cilento, Maracuoccio, Infreschi, Cala Bianca, Pozzallo, Lamparata… si potrebbe continuare ancora un bel po’ utilizzando questi hashtag che parlano di un territorio magico e in grande ascesa nei favori e nelle scelte dei visitatori che arrivano in Cilento in questo periodo dell’anno…

Un territorio che racchiude grandi risorse, che custodisce patrimoni e consuetudini legati alla vita marinara ma anche al piccolo artigianato di qualità (qualcuno forse non sa che a Camerota resiste la figura del “Cunzaro” (vasaio) e la figura del cestaio con i suoi lavori in vimini).

Camerota con la recente riscoperta del maracuoccio e il conseguente indotto derivante dalla valorizzazione di questa leguminosa anche grazie all’attenzione di Slow Food… Camerota con i suoi ristoranti di mare e una crescente qualità dell’offerta grazie agli chef che coniugano la tradizione della cucina marinara a geniali elaborazioni che suscitano curiosità e consenso.

La Taverna del Mozzo si accinge a vivere un’altra estate di successi grazie alle proposte e all’inventiva di Davide Mea. Bisogna sottolineare, una volta tanto, la grande qualità di tutto lo staff della Taverna e il grande entusiasmo che contraddistingue l’equipaggio del mozzo Davide, capitanata da Assunta… Carmelo e Stefania sono le pietre miliari e un piccolo drappello di laboriosi collaboratori completa il quadro.

I piatti: si comincia con una fresella scomposta con mozzarella nella mortella, alici di menaica e pomodori confit… Il sentore delicato delle alici ulteriormente stemperato dall’accostamento perfetto a un prodotto di grande appeal come la mozzarella nella mortella…

Come logica continuazione arriva a tavola un Tortino di alici di menaica con foglia fresca di basilico con riduzione di scarola, olive, capperi e alici, accompagnato da crema di pomodorini e peperoni.

E’ poi la volta di un coloratissimo Polipo con pistacchio di Bronte, fagiolini fritti, purea di patate viola e crema di arance… qui il polipo viene cotto a bassa temperatura e poi passato alla griglia… i fagiolini fritti una goduria per il palato come la purea di patata viola…

Segue un altro caposaldo della cucina di Davide: il Baccalà Giraldo con treccia di bufala, pomodori “cuore di bue” con riduzione di pappacelle, basilico e lattuga di mare 

Non può mancare il classico: Spaghetti alle vongole con riduzione di aglio e peperone verde, tarallo sfarinato e aglio dolce… un vero must con un tocco in più… fidatevi!!

A malincuore ci avviamo alla conclusione della ennesima escursione culinaria alla Taverna del Mozzo ma c’è ancora posto per deliziose Gelatine alla frutta (nocepesca, anguria, fragola) ma, soprattutto, per un invitante dessert: Ricotta e fichi con fragole caramellate e panna

Ad accompagnare la nostra cena un ottimo Fiano Valmezzana 2015 dell’Azienda Albamarina di Mario Notaroberto… insomma: il Cilento che basta al Cilento… prosit!!

 

Pappa e Poppa Hostaria

C’è un angolo del Cilento che rappresenta il concetto essenziale della parola “turismo”, un posto dove il bello é di casa, dove il sogno diventa realtà, dove si sintetizza tutto quello che ci si aspetta da una vacanza. Un promontorio unico, bellissimo, caratteristico, inconfondibile sormontato da un faro, altro simbolo onirico di grandissima suggestione… il mare, le spiagge, le grotte numerosissime, un arco naturale, lo scoglio del coniglio, la spiaggia del Buondormire… i tramonti mozzafiato, la giovialità dei residenti… il mito: il nocchiero di Enea inghiottito dai flutti proprio qui, in questo mare azzurro, cristallino, unico… c’è tutto, c’è tutto quello che serve per celebrare una località conosciuta in tutto il mondo, qui è nato il turismo di qualità anche grazie all’apporto del Club Med e qui stanno nascendo le nuove frontiere di un turismo consapevole, orgoglioso delle sue origini e della sua storia, anche a tavola.

Stiamo parlando, ovviamente, di Palinuro e del Cilento… stiamo parlando di un momento storico particolare in ambito turistico. Stiamo parlando di un territorio che, finalmente, esce dall’atavica condizione di “vorrei ma non posso”, di occasioni mancate, di scelte calate dall’alto figlie di logiche estranee alle reali esigenze locali.

Nasce una classe imprenditoriale nuova, consapevole delle potenzialità da valorizzare, consapevole del ruolo da assumere e delle responsabilità conseguenti. Nascono attività produttive di grande spessore (Albamarina per i vini, Aura per sott’oli e confetture), nascono sodalizi e associazioni di categoria che puntano a qualificare e ad ottimizzare l’offerta ricettiva (Consorzio Cilento di Qualità) e nascono ristoranti che interpretano e propongono il territorio come non era mai stato fatto prima.

Pappa e Poppa è una felice intuizione guidata dalla famiglia Cosentino: Gerardo e Maria Cosentino hanno deciso che bisognava uscire dal clichè del ristorante-marinaro-a-Palinuro e si sono buttati, anima e corpo, in questo progetto affascinante, suggestivo ma, soprattutto, di grandissima qualità.

Alla base del progetto c’è il legame indissolubile della famiglia Cosentino con i prodotti del territorio e chi passa all’Hostaria ha la possibilità di verificare quanto forte sia questo legame e quanto sia vincente la proposta dello chef Gerardo.
Gerardo che viene dalla gavetta, ha cominciato con un corso di pizzaiolo a Palinuro ma dopo ha spiccato il volo formandosi tra corsi (Gambero Rosso) e confrontandosi con chef stellati di tutta Italia. Gerardo che si avvale della presenza e della collaborazione della madre: la signora Lucia… mentre il papà, Carmelo, si occupa dell’orto di famiglia vera e propria dispensa di sapori e profumi dei piatti dell’Hostaria…

Completano lo staff Mauro, braccio destro in cucina e, in sala, Maria e Marco: anfitrioni in un percorso di gusto, espressività e carattere.
Le proposte di Pappa e Poppa stimolano la curiosità, solleticano il palato, sorprendono per la raffinatezza e per la ricerca del bello, del buono, dell’autentico ma, soprattutto, hanno la suggestione che accompagna qualsiasi soluzione dettata dall’innovazione, dall’invenzione fantastica che non snatura l’origine dei prodotti ma che, al contrario, ne esalta le qualità e le caratteristiche.

Il risotto acquerello (borragine, stracciatella di bufala, vongole con limone candito) è il paradigma di una sensibilità fuori dal comune che si accompagna a una dedizione assoluta per la propria terra e per il Cilento tutto.
Il baccalà varietà Giraldo (pescato all’amo) con plancton e peperone crusco è qualcosa che “ti trascina letteralmente in mare” e che ti affascina col suo gusto delicato abbinato alla croccantezza del peperone…

Ampia scelta di vini con circa novanta etichette e una grossa rappresentanza dei viticoltori cilentani, il tutto curato da Maria, esperta sommelier… che dire, gli ingredienti ci sono tutti, le premesse esaltanti, i risultati evidenti…
Gerardo e la famiglia Cosentino vi aspettano a Pappa e Poppa, a Palinuro…
Ad maiora!!

Pappa e Poppa Hostaria
Via Indipendenza 113
Palinuro
Cell. 339 3760020

 

 

Nasce Degusta a Palinuro

Cilento ancora una volta sugli scudi, ancora una volta la consapevolezza di avere un territorio ricco di opportunità… si, avete letto bene: un territorio ricco di opportunità che chiede solo di essere ascoltato, esplorato, riscoperto, valorizzato…

Un territorio ricco di storia, di cultura, di tradizioni contadine, di cibo buono e salutare e, oggi come oggi, diventa impellente la creazione di un tessuto sociale consapevole del fatto che si possono creare grossi vantaggi, una classe imprenditoriale che si metta al servizio di un territorio unico.

Una delle carenze principali dei nostri conterranei è la mancanza di informazione sui prodotti autoctoni e non parliamo solo del prodotto in sè, si fa un preciso riferimento anche alle aziende che hanno investito e investono giorno per giorno in un settore in forte espansione ma ancora carente sotto molti punti di vista.

Mario Notaroberto ha pensato ad un progetto che vede al centro dell’attenzione la promozione e la divulgazione delle eccellenze cilentane e vara un locale in quel di Palinuro, meta preferita di tanti turisti che arrivano in Cilento. Il locale si chiamerà “Degusta” e sarà operativo per la fine di giugno portando una ventata di novità nell’ambito della degustazione dei prodotti nostrani.

Non sarà il locale dove sedersi per bere un bel calice di vino… o perlomeno, non sarà solo questo. Mario ha le idee ben chiare: questo posto deve servire a far promozione “sul campo” dei prodotti cilentani, delle eccellenze del territorio, delle aziende che credono nel proprio lavoro e che hanno scommesso sulla valorizzazione del medesimo.

Eventi tematici, serate a tema, showcooking ma anche seminari ed eventi formativi sulle qualità sensoriali, organolettiche e sulle caratteristiche specifiche di prodotti che hanno ancora bisogno di essere pienamente conosciuti e promossi… Quanti possono dire di saper distinguere un Olio Extravergine di Oliva di ottima qualità da un olio di bassa qualità? Ecco: “Degusta” vuole farsi carico anche di questo e, quindi, è previsto lo svolgimento di eventi ove siano presenti esperti dei vari prodotti che non appartengano necessariamente al nostro territorio…

Crediamo in questo progetto e vogliamo portarlo all’attenzione dei conterranei affinchè ognuno sia stimolato a partecipare e a dare un contributo importante.
Mario, oltre che anfitrione, sarà presente con i suoi vini della Azienda Albamarina nata sulle colline di Centola qualche anno fa e in costante crescita.

L’appuntamento è fissato per la fine di giugno, Palinuro… Enoteca “Degusta”… vi aspettiamo…

 

Cilentanità

Il Cilento questo sconosciuto, sovente confuso col Salento, il parente povero della costiera amalfitana, territorio ai margini, più Lucania che Campania… quante ne abbiamo sentite e quante ne sentiamo…

Oggi il Cilento è diventato un brand vincente, fioccano gli outlet Cilento (in territorio di Eboli)… il Caseificio “La Cilentana” (località Serretelle, sempre in agro di Eboli)… i ristoranti tipici cilentani ubicati in posizioni discutibili e improbabili… insomma: il Cilento finalmente sugli scudi con un bel po’ di confusione da regolamentare…

Il Cilento in realtà è terra meravigliosa e unica, con le sue risorse storiche: basti pensare alle rovine di Paestum e di Elea (per non parlare dei siti “minori” come Roccagloriosa, Civitella, Molpa…)… con le sue eccellenze ambientali: il promontorio di Palinuro e le sue grotte, le spiagge bellissime e rinomatissime di Camerota (Pozzallo, Infreschi)… le oasi di pace come il fiume Calore e le gole dell’Oasi di Remolino, l’inghiottitoio della Grava di Vesalo… i suoi tanti prodotti della tradizione rurale e i presidi Slow Food come le alici di menaica (poche le imbarcazioni rimaste a Pisciotta per quest’antica pesca), i ceci di Cicerale (con Giovanna Voria e l’agriturismo Corbella a fare da alfiere)… i fagioli di Controne (Michele Ferrante, un antesignano in questo settore)… la soppressata di Gioi (Raffaello Palladino e Marco Infante)… il cacioricotta di capra (Silvia Chirico e il suo caseificio)… il recentissimo Maracuoccio di Lentiscosa e il fagiolo di Casalbuono, per non parlare dell’oliva Salella ammaccata… insomma, un territorio vasto, variegato e ricco…

Il Consorzio Cilento di Qualità, sodalizio creato tra i Comuni di Centola, Camerota e Pisciotta ha dato vita ad un progetto di ri-scoperta del territorio cilentano e delle sue specificità: il progetto non poteva non chiamarsi che Cilentanità…

Dietro questa sigla l’orgoglio dell’appartenenza, il riappropriarsi di una realtà intrisa di storia e di tradizioni uniche, la consapevolezza di non conoscere a sufficienza tutte le sfaccettature di un territorio affascinante e, nella maggior parte dei casi, sottovalutato nelle sue potenzialità ambientali, storiche, culturali e antropologiche.

Cilentanità… sei tappe “conoscitive” battendo il Cilento in lungo e in largo, rappresentanti di una sessantina di strutture turistiche che hanno capito di avere a disposizione un pacchetto incredibile di opportunità da mettere a disposizione dei loro clienti e dei vari settori di interesse che girano attorno all’affascinante mondo del viaggio, del turismo, della conoscenza…

Sessanta scout, sessanta personaggi entusiasti, curiosi, fieri del loro essere “cilentani”… un territorio ove nascono iniziative imprenditoriali che stanno dando un volto nuovo al tessuto produttivo del Cilento: basti pensare alle innumerevoli aziende vitivinicole di grande qualità che sono sorte nell’ultimo decennio… Maffini, De Conciliis, Rotolo, Albamarina, San Salvatore, Barone, San Giovanni, Donna Clara, Tenuta Mainardi, Tenuta Macellaro solo per citarne alcuni… la neonata Associazione Terre dell’Aglianicone che punta al recupero di questo vitigno autoctono e tutti i movimenti di valorizzazione di una attività in grande evoluzione ed espansione…

Voglio intenzionalmente rimandare un cenno sulla ristorazione di qualità del Cilento ma anche questo è un settore che possiamo giocarci in maniera esemplare grazie alla presenza di grandi professionisti e di gastronauti orgogliosi di poter gestire materie prime uniche e speciali…

Grazie per il momento al Consorzio Cilento di Qualità per questa iniziativa e, consentitemi, un grazie particolare a Pietro Cerullo, Mimmo Caiazzo, Andrea Bifulco, Alfredo Capurso, Pier Luigi Troccoli, Carmelo Stanziola e Carmen Caiazzo…

Ustaria Rosella

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Ho cominciato a frequentare il basso Cilento nel 2013, al mio ritorno dal Brasile. Avevo degli amici di vecchia data in quella zona e anche amici recenti acquisiti grazie alla frequentazione dei social… un vecchio amico è Antonio Pellegrino. Ci siamo conosciuti in occasione di un corso di formazione che si era tenuto presso la Fondazione Alario nel 2005. Il corso si chiamava “Guide d’esperienza” e aveva il fine di formare 15 operatori del territorio che potessero fare da apripista a quei turisti intenzionati a conoscere l’essenza più vera del nostro territorio, guidarli appunto in tour “esperienziali”.

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Già allora mi aveva incuriosito perchè parlava di un non meglio identificato “Palio del Grano” che stava nascendo in un non meglio identificato (per me ovviamente) paesino chiamato Caselle in Pittari… Descriveva questa iniziativa con molta enfasi e si capiva che doveva essere una cosa che lo appassionava molto… pensavo a quelle cose che nascono e che durano una stagione, finendo ineluttabilmente nel dimenticatoio dove vanno a fare compagnia alle tante cose iniziate e mai finite di questo territorio.

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Ovviamente mi sbagliavo, il Palio del Grano è andato assumendo, anno per anno, un’importanza sempre maggiore e ha reso possibile la formazione di un gruppo di giovani molto attivi nella zona di Caselle in Pittari/Morigerati… Questo evento è diventato una kermesse irrinunciabile per tutti coloro che hanno a cuore la qualità del cibo e il recupero delle tradizioni. Si è creata una vera e propria rete di “cumpari” che si scambiano esperienze e materie prime come le sementi antiche dei grani, la “cumparete” abbraccia un territorio vastissimo che si dirama verso la parte alta della provincia di Salerno e verso il Vallo di Diano, passando per la Valle di Pruno dove Angelo Avagliano con la sua calma bonaria dispensa preziosi consigli e suggerimenti impagabili.

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Tra i tanti giovani che hanno contribuito a rendere importante questo progetto c’è anche Giuseppe Rivello meglio conosciuto come Jepis… un appassionato di tecnologie digitali e un competente conoscitore di tecniche di comunicazione e marketing. Non voglio dimenticare Antonio Torre, altro pilastro fondamentale di tutte le iniziative nate in seno al gruppo Terra di Resilienza (così si chiama la cooperativa che si occupa di agricoltura sociale ed ecoturismo).

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Ustaria Rosella è un progetto che nasce da un’idea di Antonio Pellegrino, Jepis, Antonella Pellegrino e Giovanni Cammarano. Quest’ultimo è il titolare dell’Azienda Cellito, produttore di salumi di alta qualità nel rispetto delle tradizioni locali. I prodotti principali di questa azienda sono quelli tipici della nostra tradizione: la salsiccia dolce, quella piccante, la soppressata, il capocollo, la pancetta.

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Ebbene questi tre signori hanno chiamato uno scenografo (si avete capito bene) il cui nome è Alessandro Calabrese e gli hanno chiesto di pensare all’arredamento di una location nella piazza di Sicilì, una sala bellissima dove spunta un albero stilizzato con i “frutti” che pendono dai rami… i frutti di una passione mai sopita alimentata costantemente dall’entusiasmo e dalla voglia di fare.

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Alla regia, giù in cucina, nei pressi del forno altri personaggi incredibil: Maria Pellegrino, già conosciuta per i suoi “graffaiuoli” e il Panificio Artigianale “San Nicola” di Sicilì… e poi Francesco Pellegrino e Pino Lioni …

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La novità è che in questo locale trovate esclusivamente prodotti del territorio e non solo… c’è una continua ricerca di innovazione nell’utilizzo di queste risorse… mi ha impressionato assaggiare la “nutella agricola” (sic!) venuta fuori proprio dalle continue ricerche che questi signori mettono in atto quotidianamente.

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Non mi metterò qui a decantare i piatti che sono arrivati al mio tavolo perchè sarebbe un esercizio ozioso e complicato… preferisco che ci andiate di persona, che possiate chiacchierare con questi signori e percepire, come ho fatto io, quanto entusiasmo hanno messo in questa nuova ennesima avventura… Ad maiora!!!

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Giovanna Voria e Davide Mea

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Un incontro fortunato, per il Cilento e per tutti coloro che hanno partecipato alla cena presso La Taverna del Mozzo a Marina di Camerota.
Il locale rinnovato ha ospitato un evento di grande fascino, foriero di altre iniziative che lasciano ben sperare per il nostro territorio.

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Al centro dell’attenzione la cucina “povera” del Cilento fatta di erbe spontanee, di legumi (i ceci di Cicerale e i ceci neri di Corbella) di suggestioni (il maracuoccio di Lentiscosa) e di pesce del nostro mare (i totani e le triglie di Licosa)…

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Il tutto accompagnato dalle ricottine alle erbe aromatiche di Silvia Chirico (dell’omonimo caseificio) e i vini di due aziende emergenti ma già molto solide: Tenuta Macellaro con Ripaudo e Azienda Cobellis con Thumos e Crai.

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Una cena quindi speciale e particolare dove sia gli attori in cucina, sia gli attori presenti in sala recitavano il medesimo copione: amore e passione per il Cilento e i suoi prodotti.

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Tante volte abbiamo pensato che per promuovere il nostro territorio era necessario uscire dai confini del medesimo, tante volte abbiamo sognato di suscitare l’attenzione dei mercati lontani, tante volte abbiamo tentato di affidarci a iniziative di marketing che ci portassero non so dove e, molto probabilmente, abbiamo perso di vista alcune cose importanti e fondamentali, come la promozione nel nostro ambito territoriale.

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Quanti possono dire di aver provato la maracucciata o i ceci di Cicerale? Quanti possono affermare di conoscere i vini del nostro territorio considerata la ricchezza dell’offerta odierna? Quanti sono in grado di sapere quanto sia importante che l’economia locale venga sostenuta dal fatto che si privilegino le aziende del territorio?

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Siamo abituati a correre al supermercato a comprare prodotti a buon mercato di dubbia provenienza e di dubbia qualità, ci piace che si parli del Cilento come “patria della Dieta Mediterranea” e sbandieriamo ai quattro venti il fatto che Ancel Keys abbia vissuto così a lungo nel Cilento ma, alla prova dei fatti, dimostriamo di non essere interessati più di tanto alle proprietà salutistiche di questo stile di vita.

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Andiamo a “promuovere” il Cilento in altri territori e non ci preoccupiamo di farlo conoscere ai cilentani, questa è la verità… anzi, lo era fino a ieri sera… Giovanna Voria, Davide Mea, il Caseificio Chirico, Tenuta Macellaro e l’Azienda Cobellis ci raccontano, finalmente, un’altra storia… da ieri sera…

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